Lettera n. 3 - laboratori in presenza

Gentili famiglie, preziosi docenti, care studentesse e studenti, 

sono state due settimane di lavoro indefesso e grande confusione; si sono susseguite ordinanze, decreti, circolari, e per quanto avessimo provato durante l’estate a prepararci a tutte le eventualità, ancora una volta la realtà dimostra la meravigliosa e spaventosa caratteristica di sorprenderci. Negli ultimi giorni la scommessa è stata quella di riorganizzare la didattica attorno al principio della presenza nei laboratori caratterizzanti l’istituto e l’indirizzo: mi spiace dirlo ma non è necessariamente una buona notizia, perché è un lavoro che è stato fatto ragionando sul lungo periodo, e pensare a questa situazione nel lungo periodo non è piacevole, ma d’altronde sembra chiaro che minimizzare i rischi della situazione non è una buona mossa.

Abbiamo sostanzialmente rifatto la scuola da capo a piedi, riorganizzando in tre giorni l’orario e tutto quello che comporta, e normalmente ci mettiamo almeno un mese, quindi grazie alle persone che hanno lavorato all’orario e grazie ai docenti che hanno accettato questo stravolgimento con il giusto spirito di sacrificio: se confusione ci sarà, potremo aggiustarla insieme un pezzo dopo l’altro. Attualmente ogni classe ha garantita una giornata da 5 ore di lezione in presenza, le classi prime in sede staccata, un giorno per una, per evitare affollamenti, e le classi quinte una giornata da 8. Considerando la quantità di stress cognitivo ed emotivo del periodo, il sabato è stato “liberato” dalle attività didattiche sia in presenza sia sincrone: sarà una giornata libera in cui potrete organizzare lo studio autonomo e lo svolgimento delle attività asincrone che i docenti avranno pensato per voi. Sarà un po’ di tempo libero anche per coltivare i vostri affetti familiari e il vostro morale. 

Mi sembra importante ammettere che non sappiamo bene quello che stiamo facendo, o lo sappiamo solo in parte. Talvolta ho la sensazione che  là fuori ci siano solo persone che hanno le idee chiare su tutto, sapete? Solo che poi le cose continuano ad andar male e allora mi ritrovo confuso un po’. Per fortuna che sono al Galvani, allora, dove siamo sempre un po’ scompigliati, apparentemente in affanno, discutiamo sempre un po’ e alla fine facciamo perfettamente quel che c’è da fare, nel modo migliore possibile. Anche questa volta possiamo farcela: i docenti negli ultimi mesi hanno imparato a gestire queste dinamiche tutte nuove, approfondendo sia gli aspetti tecnici e sviluppando nuovi aspetti di una professionalità che per sua natura soffre la distanza. I dati di questa prima settimana a distanza indicano la partecipazione alle lezioni delle classi perfettamente paragonabile ai dati di assenza in presenza, ed è un’ottima notizia. Possiamo migliorare, anche continuando la distribuzione dei computer in comodato a chi ne avesse bisogno: bisogna resistere perché non solo i fondi ministeriali tardano ad arrivare ma in questo momento è complicato trovare reperibilità presso i fornitori di strumentazione idonea. Ne approfitto per lanciare una iniziativa di solidarietà: chi avesse un computer non utilizzato può rivolgersi alla scuola per metterlo a disposizione dei compagni. Stiamo provvedendo anche ad acquistare le licenze di software necessarie, utilizzando le risorse del contributo volontario delle famiglie.

Chiaramente, per voi studentesse e studenti, questo tipo di scuola significa più lavoro autonomo e più responsabilità, e potrà essere complicato per gli studenti del biennio e non solo: è una delle linee di sviluppo quando i vincoli cominceranno ad allentarsi, potenziare le ore delle discipline progettuali degli indirizzi e la partecipazione generale delle classi del biennio. 

Per ora posso solo dirvi che negli ultimi due giorni le classi che sono venute in presenza hanno donato di nuovo respiro e sorriso alla scuola. I laboratori aperti sono stati riempiti di nuova energia, e devo dire che anzi non ho mai visto le classi così coinvolte e motivate; l’atmosfera era più quella di certe uscite didattiche, pura gioia di lavorare, e di farlo insieme:  probabilmente è quando le cose ci mancano che ne capiamo l’importanza.

In questo periodo così confuso, bisogna badare al sodo ed essere pragmatici: stringiamoci a questa energia e, perché no, a questa nostalgia.

Introduco quindi un argomento secondario, ma per noi vitale che è quello dell’orientamento, che dovrà occupare le nostre energie nei prossimi giorni. Per la prossima settimana avrò il piano degli incontri e delle attività previste, sia per i futuri studenti e famiglie interessate sia per l’orientamento interno: vi anticipo fin da subito che si svolgerà a distanza, ma che per riuscire avremo bisogno della vostra partecipazione, energia e disponibilità, quindi cominciate a pensarci! Ho recentemente partecipato ad un incontro di orientamento, personalmente, e vorrei condividere con voi due ultime riflessioni.

Le domande dei ragazzi delle medie e delle loro famiglie sono riassumibili in due aree: “quanto si studia? quanto è difficile?” e “quali sono gli sbocchi lavorativi? Il tasso di occupabilità?”

Probabilmente le reali domande, quelle che sono nella testa di un tredicenne, non escono mai un queste occasioni formali, ma sono due domande che meritano sempre una risposta. Partiamo da un dato: recentemente sui giornali si è molto parlato delle classifiche di Eduscopio sui risultati delle scuole nazionali. Noi neanche ci siamo, perché per i licei artistici non vengono considerati i dati di chi prosegue gli studi in accademia, e perché siamo talmente piccoli da non essere statisticamente rilevanti, a quanto pare. E allora provo a rispondere io: quanto è difficile un liceo artistico? Difficilissimo direi, in pratica impossibile; quanto è faticoso? Può essere uno sfinimento, tra le 34 ore a scuola e i lavori da portare a termine a casa, in modo maniacale spesso, alla ricerca della perfezione. E almeno dopo tutto questo, si trova lavoro? Non è affatto detto, anche perché da questa scuola si parte per molte e diverse direzioni. Eppure, niente di tutto questo è davvero importante: perché la fatica non è mai fatica se fai davvero quel che ti piace; perché una cosa è difficile soltanto finché non hai imparato a farla; perché la nostra scuola, collegando costantemente mano e occhio, manualità e astrazione, forma continuamente persone che un domani sapranno inventarsi la loro strada, anche nel mezzo delle situazioni più confuse come è questo periodo storico. Che sia facile io non posso dirlo, che sia entusiasmante posso assicurarvelo, perché soffro della stessa malattia, contagiato da voi.

E augurandoci quindi che questa nuova modalità di presenza, per quanto ridotta, continui, e i sacrifici portino a un miglioramento, lascio volentieri le parole ad una studentessa, come buon augurio per tutti.

 Siamo il Galvani perché malgrado il nemico chiamato COVID 19, noi ci siamo!

Siamo il Galvani perché grazie alla nostra creatività e attraverso il mondo dell’Arte riusciamo ancora a vedere il mondo a colori, anche se siamo bloccati a casa. I professori attraverso le lezioni ci aiutano a sviluppare la nostra immaginazione, insegnandoci a riflettere, decidere, disegnare e progettare.

Siamo il Galvani, il liceo artistico che ci permette di sentire la libertà, di esprimerci, di essere noi stessi, liberi di pensare, di esistere. Siamo il Galvani, un mondo di colori e felicità, un’esperienza meravigliosa.

Libertà e libera ricerca: non è male come rotta da seguire, in questi mari tempestosi.

Mi auguro che anche a distanza, questa scuola vi fornisca gli strumenti per addomesticare i mostri che popolano la solitudine. Ricordate: “Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito…”

Siate prudenti e non abbiate paura: cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile.

A domani.

 

 

 

 

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