Lettera di inizio anno del Dirigente Scolastico

Cari studenti e gentili famiglie, 

tradizionalmente questo è periodo di malinconie da fine estate, quando i tramonti ci vengono incontro, e delle prime ansie per il nuovo anno scolastico in arrivo. Questo anno non sarà come gli altri, purtroppo ormai è chiaro a tutti, e altre ansie peggiori del consueto stiamo affrontando. Non ci aiuta la confusione che gira sui giornali e nei dibattiti: ho passato l’estate leggendo - non i soliti romanzi -, studiando, prendendo misure e ragionando e proverò quindi a fare un po’ di chiarezza, per quanto posso e per quanto mi compete, in attesa della conclusione delle integrazioni al PTOF e al regolamento di istituto che pubblicheremo probabilmente il giorno 14 settembre, proprio per attendere l’evolvere della situazione ed eventuali nuove indicazioni ministeriali.

Userò come di consueto un aneddoto poco professionale ma mi auguro efficace nel trasmettervi la mia idea della situazione: sono riuscito a trascorrere una settimana di ferie dedicandomi al mio consueto giro in moto, rigorosamente in Italia e preferibilmente lontano dal mare e da ogni forma di assembramento, e mentre percorrevo una statale assolata ho formulato questa riflessione che voglio condividere con voi: il rischio c’è sempre, per strada e non solo. Mi pare un buon punto di partenza ammetterlo. Anche in questo inizio anno, negare il rischio è un errore che non possiamo permetterci. Questa consapevolezza deve essere l’inizio di qualsiasi ragionamento. Certamente stiamo tutti lavorando al meglio delle nostre energie per garantire la sicurezza di tutti, e altro lavoro ci attende tutti in questo strano anno. D’altra parte è innegabile che per una scuola come la nostra l’esigenza di ripartire in presenza sia profondamente legata alla possibilità stessa del successo formativo.

Consapevolezza quindi, a cui segue la responsabilità di ciascuno: per fronteggiare il rischio, in moto, si adotta prudenza, attenzione, rispetto delle regole; se qualcun’altro sbaglia, per strada, probabilmente quello che si farà davvero male sarai tu. Quest’anno, riaprendo le scuole in questo momento, la situazione è ancor più seria: infatti indosso il casco sotto il sole di agosto perché è obbligatorio, certo, e perché serve a proteggermi: non andrei mai senza, così ora indosseremo la mascherina per la nostra protezione. C’è una differenza sostanziale però: questi comportamenti che adotteremo li adottiamo per proteggere gli altri, e proteggerci per pura reciprocità, ed è una differenza su cui voglio invitarvi a riflettere. Affinché le prossime settimane vadano bene, è necessario infatti comprendere una prima regola fondamentale: tutto quello che facciamo lo facciamo per proteggere gli altri cosicché gli altri proteggano reciprocamente noi. Per quel che ho capito, e vi invito a rifletterci, si chiama società, una situazione del genere. 

Non serve aggiungere che, come peraltro è scritto perfettamente nella nostra Costituzione, la società si regge su diritti inviolabili e inderogabili doveri, primo fra tutti proprio quello della solidarietà. Quindi, dopo averci riflettuto, vi invito a pensate che il fiume di regole, codici e codicilli, l’insieme di sacrifici che vi chiederò di fare - perché sia chiaro che dovrò chiedervelo e se necessario imporvelo -  che saremo costretti a diffondere nelle prossime giornate, serve solo a guidarvi nel proteggere gli altri, in particolare chi è più esposto ai rischi, tra i vostri compagni e amici e anche tra tutti i vostri docenti, così preziosi, l’avrete penso scoperto anche voi durante i lunghi mesi a casa. 

L'intera scuola sta lavorando al rientro quotidianamente - non abbiamo quasi mai smesso in effetti - e ci impegniamo ad essere più chiari e sintetici possibile nel fornirvi indicazioni e istruzioni e regole, anche se una situazione sanitaria così fluida costringerà certo a continui aggiustamenti in corsa: seguite sempre la bacheca e leggete bene e con attenzione le circolari. 

Per ora voglio farvi solo le mie raccomandazioni, ormai penso abbastanza chiare a tutti.

La prima necessità è evitare tutti i rischi inutili: se avete il sospetto di una situazione di rischio, se avete la febbre sopra i 37,5° o se manifestate gli ormai noti sintomi, restate a casa e informate immediatamente il vostro medico e la scuola. Ricordatevi che questo vuol dire che fuori scuola, al bar, sull’autobus, a pranzo, quando uscite, dovrete essere responsabili e comportarvi sempre in modo corretto, per evitare poi di far correre rischi, per qualche leggerezza, ad altri dentro scuola. 

La seconda necessità è rispettare il distanziamento, indossare sempre quando serve la mascherina, lavarsi spesso le mani e comportarsi con prudenza: senza entrare in dibattiti scientifici nebulosi, non ci costa un sacrificio enorme, non è peggio di indossare tuta guanti e casco in strada ad agosto e può salvare vite, letteralmente. Portatevi sempre dietro possibilmente anche una mascherina di ricambio. Lavatevi le mani una volta in più, nel dubbio, e fate attenzione alle abitudini: non è la solita scuola, non è la solita vita, penso sia chiaro ormai a tutti. Sicuramente una scuola che rispetta il distanziamento è una scuola strana, perché vi chiederò di non passarvi la merenda, non prestarvi le penne e cose del genere, e per quanto potranno sembrare richieste assurde, sono adottate esclusivamente per spirito di massima prudenza e attenzione per voi e i vostri cari. 

La terza necessità, se qualcosa dovesse andar storto, è poter tracciare agevolmente tutti i vostri contatti sociali (molto utile sarà l’app “Immuni”, valutatene l’uso in famiglia, se minorenni): quindi a scuola vivrete, purtroppo, molto vincolati al gruppo classe e non ci saranno, purtroppo, momenti di allegro assembramento: lo ripeto, sarà una scuola strana in una vita che ci si è fatta strana. Ma ripensate alla primavera che abbiamo passato: meglio una scuola strana in presenza di una scuola chiusi in casa, spero saremo d’accordo, perché io non vedo l’ora di rivedere le classi prendere vita del sorriso di chi impara e della lacrima e delle lamentele e delle emozioni che chiamiamo scuola, anche se dietro una mascherina. Siete mancati, bisogna pur dirselo almeno una volta, senza per questo diventare sentimentali.

Nelle prossime due settimane, seguendo le indicazioni del Ministero dell’Istruzione che verranno nonché delle autorità sanitarie, finiremo di adeguare tutto al massimo standard di sicurezza, tutti voi riceverete le nuove regole di vita quotidiana - inclusa un’integrazione al patto di corresponsabilità - e pubblicheremo il regolamento - incluso il regolamento disciplinare - che ci servirà ad affrontare l’anno. Inoltre, se dovessimo trovarci nuovamente in una situazione tanto grave da costringerci a rinunciare alla scuola in presenza, pubblicheremo, ad integrare il PTOF, un piano per la Didattica Digitale Integrata (nuovo nome della didattica a distanza). 

Se arriviamo apparentemente all’ultimo minuto è perché tutto il sistema nazionale sta faticosamente lavorando per trovare le migliori soluzioni. Durante l’estate abbiamo sistemato la scuola: attualmente le aule sono arredate e pronte ad accogliervi, e fortunatamente riusciamo - stringendoci un po’ e spostando le classi seconde nella sede centrale come sapete - ad entrare tutti in presenza. Credetemi, è una responsabilità che mi tiene sveglio la notte, ma del resto è il mio lavoro. Vi chiedo di condividere le responsabilità: mia è la responsabilità ma nostri i comportamenti. Vi confido che quando ho avuto momenti di sconforto o di eccessiva preoccupazione, ed è successo e succederà, ho ripensato a voi, ad ognuno di voi: la responsabilità è connaturata all’essere artista, mi dico, e sono certo di potermi fidare di voi. Ce la stiamo mettendo tutta perché sono certo che anche voi ce la metterete tutta. Ormai sei mesi fa - quando non pensavamo sarebbe successo quello che poi è successo - vi proponevo una riflessione sulla naturale mortalità umana, e su come sia nostro dovere resistere: la questione resta aperta per i vostri dibattiti, in classe e non solo, e a questa aggiungo come a ciò si leghi il valore dell’educazione, dell’arte e della cultura.

Abbiate cura di voi e abbiate cura degli altri. 

Migliorate il vostro angolo di mondo. 

E non fatemi stare più in pensiero del solito.

Regole semplici, valide sia dentro che fuori una pandemia globale, non trovate?

Vi aspetto, in presenza, a distanza, e mascherati.

Buon anno dunque, ad ognuno di voi, studentesse e studenti, e alle vostre famiglie. 

E grazie, pubblicamente, al coraggio, all’impegno e al lavoro di tutti i docenti che già in questi mesi hanno dimostrato non solo di essere eccellenti professionisti - cosa purtroppo messa in dubbio troppo spesso - ma anche, purtroppo per loro, di volervi bene.

Ovviamente sarà un anno a suo modo bellissimo, perché forse non saremo la più efficiente, non saremo la più organizzata, ma di certo siamo la scuola più bella.

(ancora apprendista) Dirigente Scolastico

Enrico Quattrin

 

 

Pubblicata il 02 settembre 2020

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